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Una nuova cura per l'alopecia areata

Una delle malattie cutanee invalidante che colpisce in particolare il cuoio capelluto

Alcune malattie della pelle non sono contagiose e non predispongono a gravi patologie ma possono condizionare la vita di chi ne è affetto, creando importanti disagi. Questo vale soprattutto per patologie localizzate in zone visibili, che finiscono per rappresentare un problema non solo clinico ma anche psicologico ed estetico. Una delle malattie cutanee con queste caratteristiche è sicuramente l’alopecia areata, una diffusa ed invalidante patologia cutanea che colpisce in particolare il cuoio capelluto. Si tratta di una malattia poco conosciuta e sottostimata per i gravi problemi relazionali che può creare in chi ne è affetto. Affrontiamo il tema dell’alopecia areata presentando una nuova cura adesso disponibile: la fototerapia con Laser ad Eccimeri. L’Alopecia Areata è una patologia cronica infiammatoria che colpisce i follicoli piliferi e talvolta le unghie, interessa circa il 2 % della popolazione mondiale, non fa distinzione di sesso ed insorge sopratutto nei giovani adulti. Clinicamente si caratterizza per la comparsa, spesso improvvisa, di una o più chiazze prive di capelli e/o di peli. Le chiazze possono avere una forma tondeggiante od ovale ed un diametro compreso fra pochi millimetri e molti centimetri. Le aree prive di peli insorgono soprattutto a livello del cuoio capelluto (le regioni temporali ed occipitali sono le più colpite) ma possono essere interessate anche altre sedi corporee, come la barba negli uomini, le sopracciglia, le ciglia e gli altri peli del corpo. Nel 3% dei soggetti la caduta dei capelli interessa la zona occipitale, caratterizzando la forma “ofiasica” che è particolarmente resistente alle terapie. A causa dell’estendersi delle chiazze l’alopecia può diventare totale, se interessa tutto il cuoio capelluto e, in rari casi, universale, se colpisce i peli di tutto il corpo. Le cause dell’alopecia sono molteplici e non del tutto conosciute anche se probabilmente esiste una predisposizione genetica. Questa malattia può essere scatenata e/o aggravata da diversi fattori quali: stress psicofisico, infezioni virali, disturbi tiroidei e diabete. La malattia è il risultato di un’azione patogena autoimmunitaria, non ben identificata, sulle cellule del follicolo pilifero, che gravemente danneggiate, cessano di replicarsi, causando così la caduta dei peli. È frequente osservare la comparsa improvvisa di una o più chiazze di alopecia dopo eventi stressanti acuti o stati cronici di affaticamento psicofisico. Si ipotizza che lo stress possa innescare il rilascio, a livello centrale, di particolari sostanze chimiche in grado di innescare una risposta autoimmunitaria nei confronti dei peli, causandone così la caduta. La presenza di questa invalidante malattia crea, a sua volta, uno stato di tensione che può essere responsabile del mantenimento e/o del peggioramento del quadro clinico. L’evoluzione della cosiddetta area Celsi è imprevedibile e varia da un individuo all’altro. Infatti può regredire spontaneamente oppure possono comparire nuove chiazze in altre sedi, ed ancora si può osservare la confluenza e/o l’allargamento delle lesioni preesistenti. La prognosi è condizionata da numerosi fattori quali età d’insorgenza, presenza di familiarità, durata della malattia, estensione delle chiazze, risposta a precedenti trattamenti e associazione con atopia o malattie autoimmuni. Gli adulti che hanno solo una o due chiazze di alopecia hanno la prognosi migliore. Al contrario la malattia è più ostica e resistente quando insorge nei bambini, se è presente da più di un anno, se ha colpito la regione occipitale e se è rapidamente progredita verso una forma di alopecia totale o universale. Nelle persone colpite da alopecia areata bisogna considerare attentamente l’impatto psicologico causato dall’improvvisa caduta dei capelli. Questo impone l’immediato intervento terapeutico, pur nella consapevolezza che nessuna terapia è risolutiva nel 100% dei casi e soprattutto che non si può escludere la possibilità di una recidiva. Le metodiche fin qui impiegate per trattare l’alopecia areata, dalle creme a base di cortisone ai prodotti contenenti minoxidil e ditranolo, dalla immunoterapia topica a quella sistemica (Ciclosporina, cortisonici), dagli integratori vitaminici e antiossidanti sino alla PUVA terapia hanno dato risultati alterni. Infatti queste terapie hanno un’efficacia variabile, richiedono lunghi tempi di esecuzione (applicazione quotidiana di creme per mesi, oltre 50 sedute di fototerapia, eseguite due-tre volte la settimana etc.) e possono causare effetti collaterali (atrofia cutanea, epatopatie, cancerogenesi). Poiché nessuna terapia è risolutiva nella globalità dei casi e non potendo escludere il rischio di una recidiva, si è cercato di trovare una cura che avesse le seguenti caratteristiche: efficacia, rapida ricomparsa dei peli, facile e veloce esecuzione, azione mirata sulle chiazze senza coinvolgimento della cute sana e degli organi interni. Oggi queste esigenze terapeutiche possono essere raggiunte con l’avvento della terapia con Laser ad Eccimeri. È stato infatti ideato e co-struito il primo laser ad eccimeri di uso dermatologico (XTRAC–ULTRA AL 8000, USA) per la fototerapia mirata delle patologie cutanee. Si tratta di un laser ad eccimeri simile ai sistemi usati in oculistica per la correzione della vista, ma a differenza di essi emette la particolare lunghezza d’onda di 308 nm, che è la banda UVB ideale, per efficacia e sicurezza, per il trattamento di numerose malattie della pelle. Il raggio viene rilasciato sottoforma di impulsi di brevissima durata ed altissima intensità, attraverso un particolare manipolo che consente di agire solo sulla cute priva di peli. Il rilascio di alte energie con tempi di esposizione brevissimi, induce il suicidio (apoptosi) delle cellule (linfociti T citotossici) responsabili della distruzione dei follicoli piliferi. Questo consente una rapida moltiplicazione delle cellule pilifere sopravvissute nella chiazza alopecica, stimolando così la progressiva ricrescita dei peli e dei capelli. Tutto questo dopo alcune sedute di pochi secondi, senza bisogno di applicare creme, assumere farmaci e senza coinvolgere la cute sana circostante le lesioni. I trattamenti sono assolutamente indolori, ambulatoriali, non richiedono alcuna preparazione, durano pochi minuti e consentono alle persone di tornare immediatamente alle normali attività lavorative. Generalmente i capelli e i peli iniziano a comparire dopo una media di 20 sedute, distanziate fra loro di tre giorni. Una volta iniziata la ricrescita si proseguono le sedute laser, una–due volte la settimana, fino alla massima regressione della chiazza alopecica. L’intera terapia si svolge generalmente nell’arco di 8–12 settimane ed i primi effetti sono visibili dopo circa un mese di cura. Generalmente a distanza di 6 mesi dall’ultimo trattamento i capelli sono ancora presenti ed in alcune persone il benessere dura per oltre 1 anno. Se invece, dopo le prime 20 sedute, non si assiste ad alcuna ricrescita dei peli, si sospende il trattamento classificando il paziente come non responder. I risultati clinici migliori si ottengono nella alopecia areata in chiazze singole e/o multiple anche di grandi dimensioni, insorta da mesi o anni; in questi casi si assiste ad una rapida ricrescita dei capelli in una buona percentuale di pazienti. Purtroppo i risultati clinici non sono altrettanto buoni nelle forme più aggressive come l’alopecia areata totale e/o universale, che non sono perciò indicate al trattamento con laser ad eccimeri. Siamo perciò di fronte ad un promettente progresso nella terapia dell’alopecia areata con risultati clinici particolari confermati da recenti pubblicazioni scientifiche*. È evidente che il laser, pur riuscendo a “risvegliare” i peli presenti nella chiazza alopecica, non può arrestare e/o eliminare definitivamente le cause genetiche che sono alla base della malattia. Non si può perciò escludere, a distanza di tempo, un’attenuazione dei risultati ottenuti ma l’estrema efficacia clinica, tollerabilità e sicurezza del laser ad eccimeri, consentono di effettuare sporadiche sedute di mantenimento, così da avere sempre presenti i capelli ed i peli. Infatti, grazie all’uso della fibra ottica, in caso di recidiva è possibile agire in modo preciso e mirato esclusivamente sulla chiazza di alopecia neoinsorta, rilasciando una quantità di energia sufficiente ad arrestare rapidamente la caduta dei capelli. Il laser ad eccimeri rappresenta dunque un passo in avanti nella cura di questa malattia ma deve essere riservato alle forme di alopecia areata in chiazze singole o multiple degli adulti e dei giovani (oltre i 12 anni di età), che non regrediscono spontaneamente nell’arco di alcuni mesi e/o che non rispondono alle cure tradizionali topiche. 
Come ogni trattamento laser necessita di operatori esperti, poiché la terapia deve essere eseguita con perizia ed in modo personalizzato sul paziente, facendo una corretta selezione dei casi da trattare che tenga conto del vissuto e delle sofferenze psicologiche che questa patologia comporta. Attualmente il laser ad eccimeri Xtrac Ultra, molto diffuso negli Stati Uniti, è poco presente in Italia ed in Europa ma la sua diffusione è destinata ad aumentare poiché può essere utilizzato con successo in numerose patologie dermatologiche, dalla vitiligine alla dermatite atopica, fino al trattamento della psoriasi, un’invalidante e diffusa malattia della pelle, dove si dimostra particolarmente efficace e di cui parleremo nei prossimi numeri.
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Al Mutairi N. 308 nm excimer laser for the treatment of alopecia areata. Dermatol Surg. 2007 Dec;33(12):1483-7.
Raulin C, Gudogan C, Greve B et al. Excimer laser therapy of alopecia areata: side by side evaluation of representative area J Dtsch Derma-tol Ges.2005 Jul;3(7):524-6.
Zakaria W, Passeron T, Ostovari N et al. 308 nm excimer laser therapy in alopecia areata. J Am Acad dermatol.2004 Nv;51(5):837-8
Gundogan C, Greve B, Raulin C. Treatment of alopecia areata with the 308 nm xenon chloride excimer laser: case report of two successful treatment with the excimer laser. Laser Surg Med. 2004;34(2):86-90.

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