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Tatuaggi, come toglierli

Ora si può. Un nuovo laser elimina in modo selettivo i pigmenti inseriti nella pelle

Avere un'immagine tatuata sulla pelle è ormai diventata una moda ed un numero sempre maggiore di persone decide di farsi imprimere sulla cute, per sempre, un disegno da mostrare a parenti ed amici. L'arte del tatuaggio è molto antica e pare che le sue origini ri-salgano addirittura all'Età della pietra (12000 a.C.); gli uomini primitivi si tagliavano la pelle durante le cerimonie di lutto e cospargevano di cenere le ferite in segno di dolore. I tatuaggi decorativi sembra invece che risalgano all'Età del bronzo (8000 a.C.), o almeno così hanno fatto pensare i ritrova-menti di rudimentali aghi e ciotole di pigmento in grotte francesi e spagnole. Il fatto che questa pratica abbia origini così remote, ha suggerito l'idea che il tatuaggio rappresenti una risposta ad un bisogno umano innato. Alcuni studi, infatti, mostrano che tra tutti i possibili motivi per farsi tatuare, è centrale e predominante la ricerca della pro-pria identità. La pelle funziona come una tela per ritrarre affer-mazioni di individualità, sessualità, appartenenza, noia e rabbia. Ma il boom dei tatuaggi scoppiato intorno alla metà degli anni 90 in tutto il mondo, ha portato a superare il significato psicologi-co di questa pratica. Ormai ci si fa tatuare per moda e non tanto per dare risposta a precise esigenze interiori. Infatti l'età me-dia delle persone che ricorrono a questa pratica è salita dai 18 (età critica per la ricerca della propria identità) ai 30 anni. Si calcola che circa il 15% degli adulti degli Stati Uniti (oltre 10 milioni di persone) siano tatuate, mentre in Italia negli ultimi anni sono triplicati i posti in cui si pratica la cosiddetta body art. Ma recenti sondaggi mostrano come il 40% delle persone tatuate ri-ferisca problemi legati ad avere un disegno permanente sulla pelle e come circa il 30% stia pensando alla sua rimozione. Infatti sot-to l'influenza della moda dilagante si può essere portati a com-piere un gesto, senza esserne interiormente convinti. Capita allo-ra che dopo poco tempo il tatuaggio perda il suo significato sim-bolico, rappresentando per la persona solo una macchia ingombran-te. Questo fatto non deve sorprendere se si pensa che perfino mummie egiziane risalenti al 4000 a.C., presentano rudimentali tentativi di rimozione dei tatuaggi. Togliere un tatuaggio è stata, fino ad oggi, un’impresa difficile con mediocri risultati estetici. Infat-ti le metodiche fin qui utilizzate dalla dermoabrasione alla crio-terapia, dalla salabrasione ai peeling chimici, dalla chirurgia plastica ai laser di uso chirurgico (Laser CO2, Erbium:Yag) hanno dato risultati deludenti. Si tratta infatti di tecniche aspecifiche che insieme al colore danneggiano la cute sana con conseguente alta incidenza di effetti collaterali (cicatrici, modifiche di colore). Fortunatamente la tecnologia avanza e il problema della rimozione dei tatuaggi può essere oggi brillantemente risolto, grazie all'avvento di nuovi sistemi laser. Sono stati ideati e costruiti strumenti particolari in grado di eliminare in modo selettivo i pigmenti inseriti nella pelle. La sorgente utilizzata da più tempo e che garantisce maggiore efficacia e sicurezza è il Q-switched Nd:Yag Laser Doubled Frequency (RevdLite). Questo apparecchio emette due raggi di 1064 e 532 nm di lunghezza d'onda che vengono rilasciati sottoforma di impulsi di brevissima durata ed alta potenza. Il raggio di luce riesce così ad attraversare la cute senza ferir-la, colpendo in modo specifico il pigmento che forma il tatuaggio. Questo porta ad un’esplosione e frammentazione microscopica del colore, che viene poi gradualmente rimosso dalle cellule della pelle; tutto questo senza danneggiare o ferire la cute. Durante la seduta il raggio colpisce il tatuaggio che acquisisce un transito-rio colore biancastro. Nei giorni successivi si forma una piccola crosta superficiale che regredisce senza esiti in breve tempo, mentre il colore progressivamente schiarisce. Subito dopo la sedu-ta la cute si presenta arrossata (come nell'eritema solare) e ta-lora compare un lieve gonfiore (tipo pinzatura di insetto); il tutto si risolve nel giro di 48 ore. La terapia post-operatoria è semplice e consiste nell'applicare una crema antibiotica per alcuni giorni e successivamente una pro-tezione solare. Dopo ogni seduta il tatuaggio schiarisce ma per rimuoverlo completamente sono necessari più trattamenti, distan-ziati fra loro di circa 4-6 settimane. È importante sapere che il numero delle sedute necessarie per eliminare un tatuaggio è in-fluenzato da numerosi fattori quali: quantità, tipo e colore del-l'inchiostro utilizzato, profondità di iniezione del pigmento, se-de anatomica e età del tatuaggio. Generalmente i disegni di colore blu, nero e rosso spariscono al meglio, mentre i colori giallo e verde sono più resistenti. Esistono perciò molte variabili spesso difficili da conoscere (soprattutto le notizie riguardanti le ca-ratteristiche dei colori usati), che rendono arduo stabilire con precisione il numero totale delle sedute e l'entità dello schiari-mento finale. Nella maggior parte dei casi si ottiene una scomparsa completa del tatuaggio, ma bisogna sapere che nel mondo vengono utilizzati più di 1000 differenti tipi di inchiostro. Non potendo sapere di quale sostanza si tratta o quanta profonda sia stata introdotta nella cute, è praticamente impossibile per il dermatologo prevedere con certezza il risultato finale di qualunque tatuaggio. L'estrema efficacia e sicurezza del Q-switched Nd:YAG Laser, l'as-senza di ferite e di esiti cicatriziali, consentono però di effet-tuare trattamenti periodici fino ad ottenere lo schiarimento desi-derato. In conclusione se avete deciso di farvi un tatuaggio valu-tate sempre bene la decisione, perché oggi avete dei sentimenti che potrebbero non esserci fra pochi anni. Il tatuaggio perderebbe allora significato, rappresentando solo una macchia fastidiosa. Ma nel caso in cui ci ripensiate e vogliate toglierlo non vi demora-lizzate perché oggigiorno la tecnologia laser viene in aiuto, con-sentendo di risolvere brillantemente il problema nella maggioranza dei casi. 

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